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Le ultime novità sulle cellule staminali e su Genico

13/10/2014
Speranza per il diabete giovanile, staminali mutate in cellule del pancreas

«A un passo dal traguardo», così si definisce il ricercatore a capo del team che sta cercando di sconfiggere il diabete giovanile attraverso l’utilizzo di cellule staminali. Una promessa che Doug Melton ha fatto ai suoi due figli, affetti dalla patologia. Questo è uno dei tanti lavori scientifici che cercano un approccio cellula-mediato, i risultati qui ottenuti sul modello animale consentiranno di passare a breve ad una fase pre-clinica, che prevede test sull’uomo.

TG Com 24 - Sono in grado di rilasciare insulina e regolare zuccheri nel sangue. La chiave per sconfiggere il diabete di tipo 1 potrebbero essere le staminali embrionali. Queste possono essere modificate in modo da diventare cellule beta del pancreas e riuscire a produrre, dunque, insulina e a controllare la quantità di zucchero nel sangue. La scoperta della Harvard University, testata al momento solo su topi, è stata pubblicata su Cell. Il ricercatore a capo del team, Doug Melton, ha due figli affetti dalla patologia.

Lo studio - Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che distrugge le cellule B pancreatiche e che colpisce circa il 3% della popolazione mondiale. La squadra di ricerca ha prodotto in laboratorio centinaia di milioni di cellule grazie alle staminali embrionali, realizzando poi un mix di sostanze chimiche in grado di trasformarle in cellule beta del pancreas, attaccate e distrutte dal sistema immunitario nelle persone affette da diabete giovanile. Nei topi di laboratorio con questa patologia, le cellule si sono rivelate in grado di produrre insulina e regolare i livelli di zucchero nel sangue per diversi mesi.

A un passo dal traguardo - Doug Melton, a capo dell’équipe di ricerca, ha spiegato: «È gratificante sapere di essere riusciti a fare qualcosa che non credevamo possibile, siamo a un passo preclinico di distanza dalla linea finale del traguardo».Lo scienziato, in relazione alla patologia dei propri figli, ha aggiunto: «I miei figli non sono rimasti molto colpiti. Credo che come tutti i ragazzi abbiano pensato semplicemente che visto che glielo avevo promesso l’ho fatto». Nonostante i risultati positivi, però, sono necessarie ulteriori ricerche.


Leggi l'abstract dell'articolo pubblicato su Cell (in inglese)


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