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05/09/2016
Morbo di Crohn, cellule staminali ef caci contro gli effetti più gravi

"Morbo di Crohn, cellule staminali efficaci contro gli effetti più gravi"

La malattia di Crohn è un’in ammazione cronica che può colpire qualunque tratto dell’apparato gastrointestinale, ma nel 90% dei casi interessa l’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) e il colon. Si presenta prevalentemente in età giovanile (tra i 20 e i 25 anni) e dopo i 65 anni, ma non sono rari casi anche nei bambini e negli adolescenti. È caratterizzata da ulcere intestinali, spesso alternate a tratti di intestino sano, e, se non curata adeguatamente, può portare a complicanze che rendono necessario un intervento chirurgico. I sintomi possono variare dal dolore addominale alla diar- rea cronica, alla perdita di peso o alla febbricola. Non è una malattia ereditaria, ma esiste una predisposizione familiare, oltre a numerosi fattori ambientali che possono favorirne l’insorgenza (come il fumo di sigaretta). Il disturbo è molto diffuso nei Paesi industrializzati, quasi assente in quelli in via di sviluppo. La malattia può essere curata con antin ammatori, cortisonici, antibiotici, immunosop- pressori (che inducono la morte della gran parte dei globuli bianchi responsabili dell’in ammazione) o nuovi farmaci biologici.

Cellule staminali mesenchimali

Nei casi più gravi le ulcere possono “bucare” l’intestino e a toccare gli organi circostanti formando delle stole, anche a livello anale. Queste sono una delle più comuni complicanze per circa un terzo dei malati e spesso sono molto dif cili da trattare. Uno studio europeo, di cui è primo autore Silvio Danese, responsabile del Cen- tro per le malattie in ammatorie croniche intestinali dell’Ospedale Humanitas di Milano e docente di Humanitas University, ha dimo- strato che per i malati con stole perianali che non rispondono alle terapie, l’uso locale di cellule staminali mesenchimali ottenute da tessuto adiposo può essere un’ef cace alternativa. Il lavoro è stato pubblicato su Lancet. Secondo gli autori, l’uso di tali cellule (Cx601) apre una strada ef cace e innovativa per il trattamento delle sto- le perianali nei malati di Crohn, che permette di evitare chirurgia, immunosoppressori sistemici, antibiotici e inibitori del fattore di ne- crosi tumorale. I risultati: nel 50% dei pazienti, dopo 24 settimane di terapia, le stole erano chiuse.

Trattamento ef cace e ben tollerato

Lo studio, effettuato in 49 ospedali tra Europa, Canada, Stati Uniti e Israele tra il 2012 e 2015, ha coinvolto 212 malati di Crohn con stole perianali suddivisi in due gruppi, il primo (107 pazienti) trattato con cellule mesenchimali, il secondo (105 pazienti) trattato con placebo, in cui rispettivamente il 45% e il 31% presentavano più di una stola perianale. A 24 settimane dall’iniezione di 120milioni di cellule Cx601, nel 50% dei pazienti del primo gruppo, rispetto al 34% del secondo, le stole erano completamente ci- catrizzate e il trattamento risultava ben tollerato. Causate dall’inammazione dell’epitelio, il tessuto di rivestimento della parete dell’intestino, nel 70-80% dei casi le stole perianali non rispondono ai trattamenti. Anche l’uso di cellule staminali emopoietiche, usate in alcune forme di leucemia, che si pensava potessero “re- settare” il sistema immunitario e quindi interrompere il processo in ammatorio cronico alla base delle stole e della malattia inte- stinale, non si è dimostrato promettente.

Modulano attività del sistema immunitario

«Abbiamo dimostrato che, nonostante vi sia un buon grado di risposta clinica in alcuni pazienti, i rischi della procedura con cellule staminali emopoietiche possono sovrastare i possibili bene ci - spiega il professor Silvio Danese -. Più promettente sembra l’uso delle cellule mesenchimali da tessuto adiposo perché, oltre alla loro capacità di generare nuove linee di cellule di grasso, osso e cartilagine, rilasciano intorno a sé sostanze che sembrano capaci di modulare l’attività del sistema immunitario e quindi dell’in am- mazione». «In caso di stole perianali è importante la boni ca lo- cale effettuata dal chirurgo per rimuovere i focolai di infezione, ma poi il trattamento con i farmaci attualmente a disposizione risolve il disturbo solo in un terzo dei pazienti - aggiunge Antoni- no Spinelli, responsabile della Sezione di chirurgia del Colon e del retto dell’Ospedale Humanitas e docente di Humanitas University -. Il trattamento topico con staminali mesenchimali ha invece permesso di ottenere un bene cio che si è prolungato per un anno più che con il placebo».

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