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Le ultime novità sulle cellule staminali e su Genico

02/07/2017
Staminali, riuscito il primo «trapianto liquido» all’occhio

Un’ iniezione di quello che sembra un collirio ed è invece un cocktail di staminali che può sostituire la chirurgia. Tre persone quasi completamente cieche potranno recuperare, almeno in parte, la vista grazie al primo trapianto liquido in campo oculistico in Italia.

Una nuova tecnica
Pioniere di questo metodo innovativo, autorizzato lo scorso novembre dal ministero della Salute dopo 15 anni di studi, è Emiliano Ghinelli, medico e ricercatore, formatosi nel dipartimento del Cnr del premio Nobel Rita Levi Montalcini, che il 23 giugno, nel suo ambulatorio chrirurgico dell’Ospedale civile di Volta Mantovana, ha sottoposto a intervento i tre pazienti. La nuova tecnica, che dà una speranza a chi soffre di gravi patologie dell’occhio per le quali non esiste cura, è tecnicamente «un trapianto di unità elementari di membrana amniotica».

Le unità elementari
Tutto si basa sulle cellule staminali e sul loro potenziale rigenerativo, cui viene dato “l’innesco” grazie al potere stimolante delle “unità elementari”. «L’operazione è andata bene – spiega Ghinelli – ora dobbiamo attendere gli effetti nei prossimi mesi. Ci auguriamo che le cellule staminali inizino la loro azione di riparazione. Il corpo umano è capace di autoripararsi, basta trovare i meccanismi che lo stimolino a farlo. È su questo che ho lavorato». Ghinelli ha perfezionato questa tecnica dopo un lungo percorso di ricerca negli Stati Uniti e l’ha brevettata. L’intervento consiste in un’iniezione: nelle aree dell’occhio interessate dalle patologie viene iniettato un liquido che all’apparenza può sembrare un semplice collirio.

Un fuoriclasse in corsia
«Non facciamo altro che ridurre in piccolissimi frammenti il tessuto di membrana amniotica, che contiene grandissime quantità di “molecole stimolatrici”, così da poterlo somministrare in maniera indolore, senza chirurgia. È entusiasmante poter trattare alcune affezioni ad elevato impatto visivo nell’ambiente ospedaliero in cui lavoro». Tra queste, le malattie croniche della superficie oculare come l’occhio secco, le ustioni chimiche o termiche, i deficit staminali limbari e le degenerazioni retiniche, ma anche le otticopatie (come quella glaucomatosa) e le uveiti croniche. Soddisfatto Guerrino Nicchio, presidente del Gruppo Mantova Salus, del quale l’Ospedale Civile fa parte: «Quando abbiamo portato nel nostro gruppo il dottor Ghinelli sapevamo di aver investito su un fuoriclasse, siamo molto lieti di poter offrire ai mantovani, ed in questo caso a tutti gli italiani, una terapia rivoluzionaria».

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