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Perché conservare le cellule del sangue cordonale?


Le cellule staminali presenti nel sangue cordonale rappresentano un'opportunità in più per la cura di alcune gravi patologie nel corso della vita.

Leggi l'opinione del Prof. Umberto Veronesi

Esiste un lungo elenco di malattie per cui l'utilizzo delle cellule staminali emopoietiche (presenti nel sangue del cordone ombelicale, nel midollo osseo e nell'embrione) è approvato come terapia standard. Se si rende necessario un trapianto il medico può effettuare diverse scelte: un trapianto allogenico (da donatore estraneo al paziente) nel caso si trovi un donatore compatibile, oppure un trapianto autologo con cellule staminali cordonali, del midollo osseo o del sangue periferico. I trapianti autologhi utilizzano cellule staminali che appartengono al paziente stesso.

La valutazione viene effettuata di volta in volta in modo del tutto esclusivo in base alle specifiche del caso e, attualmente, la percentuale più alta dii trapianti utilizza staminali prelevate dal midollo osseo del paziente, oppure da quello di un famigliare. Nel valutare questo dato bisogna però considerare anche che la maggioranza delle persone fino a oggi non ha avuto la possibilità di conservare le proprie cellule cordonali alla nascita.

Esistono alcune differenze tra le cellule staminali emopoietiche del sangue cordonale e quelle del midollo osseo, che possono far propendere per l'uttilizzo di un tipo o dell'altro. Le staminali prelevate alla nascita sono più primitive dal punto di vista della istocompatibilità, biologicamente più giovani e meno contaminate dal punto di vista elettromagnetico e ambientale.

La principale differenza tra le proprie cellule staminali autologhe (cordonali e non) e quelle di un donatore è invece la compatibilità totale delle prime, che scongiura l'eventualità di un rigetto in caso di trapianto. Per contro, in alcuni casi il trapianto autologo non è indicato perché le cellule infuse potrebbero avere gli stessi difetti genici e/o predisponenti che possono essere alla base della malattia e perché presentano un maggiore tasso di recidiva. Naturalmente il medico, prima di procedere al trapianto utilizza tutti gli strumenti in suo possesso ed effettua tutte le analisi disponibili per fare la scelta migliore.

Conservare le cellule staminali presenti nel sangue del cordone ombelicale consente dunque di mettere a disposizione dei medici una scelta in più, nel caso si verificasse in futuro la necessità di un trapianto.


Perché conservare la placenta?


I villi coriali della placenta contengo prevalentemente cellule staminali mesenchimali. Queste sono in grado di rigenerare tessuti danneggiati come quelli del fegato e del miocardio, i nervi, le ossa e le cartilagini.

Le cellule staminali mesenchimali, sono attualmente utilizzate in co-enfusione con cellule staminali emopoietiche, poiché consentono un più rapido recupero ematologico in seguito ai trattamenti chemioterapici necessari in caso di trapianto. Ad oggi questa è la loro principale applicazione clinica, che si affianca al fecondo uso da parte della ricerca medico-scientifica. Sono infatti in corso promettenti studi riconosciuti a livello internazionale per il trattamento di malattie come il diabete, l'infarto miocardico e per la ricostruzione delle valvole cardiache.

Le cellule staminali mesenchimali sono contenute in piccola quantità anche nel midollo osseo, ma quelle placentari presentano diversi vantaggi

Le cellule staminali da villi coriali mantengono le elevate capacità di proliferazione ex vivo (all'esterno di un organismo vivente, cioè "in provetta") delle cellule embrionali, ma la loro raccolta non genera problemi etici perché avviene attraverso la conservazione della placenta, che diversamente sarebbe eliminata dopo il parto.
Parallelamente, le cellule mesenchimali della placenta hanno la stessa stabilità genomica (capacità di espandersi senza alterazioni genetiche) tipica delle cellule staminali adulte.

La placenta, inoltre, contiene quantità molto più elevate di cellule staminali mesenchimali rispetto al midollo osseo, che invece contiene prevalentemente cellule staminali emopoietiche - attualmente le più utilizzate in caso di trapianto. Questo, unito alla procedura altamente debilitante necessaria per prelevare il midollo, conferisce grande importanza alla conservazione delle cellule da villi coriali.



Fonti:
  • European Group for Blood and Marrow Transplantation, The EMBT activity survey 2009: trends over the past 5 years, 28 febbraio 2011
  • A. Hayani, E. Lampeter et al., First Report of Autologous Cord Blood Transplantation in the Treatment of a Child With Leukemia, Pediatrics 2007;119;296-300 DOI: 10.1542/peds.2006-1009Bone Marrow Transplant, 36(7):575-90, ottobre 2005
  • E. Gluckman, A. Ruggeri et al., Family-directed umbilical cord blood banking, Haematologica, 2011; 96(11);
  • H.E. Broxmeyer, M.R. Lee et al., Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood, Blood, 2011 May 5;117(18):4773-7;

Page created on: 21/03/2011
Last modified on: 31/07/2014
 
 
 
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